15 gennaio 1966 - 19 giugno 1966
Caserma Felice Trizio, Lecce
Saronno, Venerdì 14 gennaio 1966 ore nove.
Ferrovie Nord Milano binario 2, direzione Como.

Sulla banchina della stazione, in attesa del treno, siamo in cinque giovanotti della stessa età. Non ci conosciamo ma tutti abbiamo la stessa destinazione: sappiamo che per i prossimi quindici mesi la nostra famiglia sarà l’Esercito Italiano.
Contrariamente alle statistiche meteorologiche che indicano questi giorni come i più freddi dell’anno, oggi è una giornata luminosa. Un sole splendente, a modo suo, saluta la nostra partenza con un caldo abbraccio.
Distretto militare di Como Borghi.
Prima di entrare stringendoci la mano ci salutiamo con un ciao.
Nel salone di attesa ci sono molti ragazzi, altri stanno arrivando. Un ragazzotto dalla figura simpatica ha in mano il numero di dicembre di PLAYBOY AMERICA, lo mostra a tutti quelli che può, toglie il paginone centrale con la bella bionda nuda e cerca di appenderlo al muro con della gomma da masticare. Un militare di guardia si avvicina, sorridendo ripiega il poster e lo rimette nelle pagine della rivista.
Poco dopo inizia la chiamata. Nell’ufficio del maresciallo siamo in quattordici. La nostra destinazione è Lecce. Caserma Trizio. Scuola Militare. Corso A.C.S. (Allievi Comandanti di Squadra - ovvero sergenti). Sul treno per Milano parliamo di tante cose, per lo più futili. Siamo tutti d’accordo su un punto: abbiamo finito la scuola, lavoriamo, siamo giovani c’è qualcosa che ci sfugge della vita. Il servizio militare ci farà sicuramente bene, è un cambio di passo. Quando torneremo a casa avremo le idee chiare e il futuro nelle nostre mani. Ci presentiamo e con sorpresa nel gruppo c’e Renato Uslenghi di Tradate, che lavora con mio padre a Novate Milanese. Rimarremo sinceri amici per tutti i cinque mesi che trascorreremo a Lecce.
Milano. Stazione Centrale ore 14,00.
Il treno per Lecce parte alle ore 21. Abbiamo il tempo per fare la festa d’addio al borghesismo.
L’incertezza e la tensione del mattino è passata. Siamo per strada e ci comportiamo da cretinotti, ridiamo per nulla. Con il tram raggiungiamo piazza Duomo e passiamo il pomeriggio nei negozi che vendono dischi e abbigliamento giovanile. A sera ci rifugiamo in un bar sito nelle vicinanze della stazione centrale per mangiare e bere qualcosa. A quest’ora i nostri genitori sono tornati dal lavoro e a turno, dal telefono pubblico, chiamiamo casa per comunicare dove siamo finiti. Alfredo Arcioni di Como dice che lo hanno spedito in terra d’Africa e se ci avessero dato un canotto entro domani sera saremmo arrivati in Tunisia. Inganniamo l’attesa ascoltando musica al jukebox. Non poteva mancare il brindisi alla nostra nuova avventura. Alziamo i calici (o meglio i bicchieri con il rimanente delle bibite della nostra cenetta) con un hurra! hurra!! hurra!!!
Milano. Stazione Centrale ore 20,50.
All’edicola della stazione compriamo riviste, fumetti e giornali per ingannare il tempo. Acquisto la rivista Panorama, allora mensile, Linus, la nuova rivista di fumetti uscita da qualche mese e il libro “Il ragno Nero” di Jeremias Gotthelf che rimarrà per tutto il viaggio nella tasca del cappotto. Riuscirò a leggerlo solo dopo due o tre mesi.
Saliamo su una carrozza completamente vuota, impossessandoci di quattro scomparti. Buttiamo i cappotti sui portabagagli e ci accomodiamo. L’ultima barlume di euforia svanisce in un’attimo. Il silenzio regna tra noi, non abbiamo argomentazioni da aprire: a nessuno interessa sapere se il nuovo amico ha la morosa o che lavoro fa. Con i nostri pensieri ci chiudiamo a riccio su noi stessi.
Il fischio del capotreno ci informa che stiamo partendo, le ruote del treno cominciano a girare lentamente, usciamo dalla grande volta della stazione Centrale di Milano. A Modena aiuto una ragazza, a caricare sul treno le valigie. Il tempo sta peggiorando. Fa freddo e si sta alzando il vento. La ragazza è meravigliata nel vedere così tanti giovani tutti insieme. Gli dico che domani mattina quando arriveremo a Lecce, un picchetto ci accompagnerà in caserma e da quel momento saremo dei soldati.
Il tempo peggiora, vedo la neve che scende sempre più fitta.
Bologna è investita da una bufera rabbiosa. Mi sposto sull’ultima carrozza e dal finestrino della porta che da il passaggio da un vagone all’altro vedo un folle turbinio di fiocchi bianchi e i campi che riflettono una strana luce bianca nella notte buia. Ci saranno almeno 10 centimetri di neve.
La ragazza si è distesa su un sedile coprendosi con il cappotto e sta dormendo. Anche i miei compagni stanno riposando, sono stanco, mi stendo e mi addormento in un istante.
Lo scossone delle ruote del treno in partenza mi sveglia. È ancora buio. Il convoglio sta lasciando Pescara, la ragazza se ne è andata senza salutarmi. Nell’asola della mia giacca c’è un piccolo bussolotto di carta. Lo svolgo. “Ciao e auguri a tutti voi. Tina”
Sabato 15 gennaio 1966.
Il sole sta sorgendo e il treno corre veloce lungo la costa del basso Adriatico. Con un paio di amici guardo con indifferenza, senza proferire parola, il paesaggio pugliese: vedo campi incolti, case bianche e basse dal tetto piatto, vigne, grandi appezzamenti di piante di ulivo e fichi d’india. Quando il treno si ferma in una stazione abbasso il finestrino per dare aria allo scompartimento. La temperatura è mite, l’aria fresca, piacevole e rinfrescante. Dopo una notte passata in treno è quel che ci vuole.
Lecce ore 10,30.
Millecento chilometri in tredici ore e mezza. Decidiamo di eludere il picchetto che ci sta aspettando in stazione. Cerchiamo gli ultimi minuti di libertà. Non abbiamo difficoltà ad uscire dalla stazione. Un ragazzotto ci accompagna ad un’uscita secondaria in cambio di una mancia di 100 lire a testa. Ci fermiamo in un bar, ordiniamo capuccino e biosche. A turno, dal telefono pubblico chiamiamo casa informando che siamo arrivati.
Conclusi i tre/quarti d’ora di libertà torniamo in stazione consegnandoci ai militari che ci caricano su un automezzo militare. Ci guardiamo senza parlare. Da quando siamo arrivati a Lecce sembriamo dei mutini. Abbiamo scambiato pochissime parole.
31 dicembre 1965. Metà mattinata. Sono in corso i preparativi per la notte di S.Silvestro quando sento suonare alla porta. Un giovane carabiniere mi porge "la cartolina". La guardo e dico: "dai Giorgio questa volta il prossimo anno sarà un anno veramente diverso”.
di Giorgio Cicardini
ARRIVO E PARTENZA
di Michelangelo Minio Paluello - 4^ Comp . Caserma Trizio

Giunsi un giorno di lontano
ti cercai, ti trovai,
ma non avrei voluto

Eri bella pulita ed ordinata,
tranquilla, silenziosa, organizzata;
ma io non capivo come.

Me ne andrò di nuovo lontano,
non ti cercerò più
come allora non avrei voluto.

Sei bella pulita ed ordinata,
tranquilla, silenziosa ed organizzata;
ed ora capisco come.
Scuola Militare Allievi Ufficiali - Caserma Trizio.
È una caserma dall’aspetto imponente. Belle palazzine, grandi aree e molto verde. Ordine e pulizia. Un ufficiale ci saluta con un benvenuto chiedendoci il documento d’identità e il foglio di viaggio. Legge ad alta voce il nostro nome e ci assegna al reparto: Cicardini Giorgio, quinta compagnia, terzo plotone, Restelli Felice, sesta compagnia, Uslengi Renato, quinta compagnia....
La scuola è divisa in tre compagnie: la quarta: Allievi Ufficiali (A.U.C.), la quinta compagnia fucilieri (A.C.S.) e la sesta compagnia mezzi corazzati (A.C.S.) . La quinta conpagnia è al secondo piano della palazzina allievi. Le camerate sono grandi e luminose e ognuna è occupata da sedici posti letto con a lato un armadietto in metallo e uno sgabello. Un marasciallo ci intrattiene fine all’ora di pranzo accompagnadoci alla mensa: il servizio è ottimo. Passiamo la serata in camerata in attesa che giunga l’ora di coricarci. La ninna nanna è accompagnata dalle note del “Silenzio”.

La caserma è dedicata al Colonnello Felice Trizio, medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente dedica «In un ultimo, estremo contrattacco, fante fra i fanti, valoroso fra i valorosi, cadeva eroicamente sul campo». Nacque ad Altamurra (BA) morì in battaglia il primo dicembre 1940 a Valle Drino, Albania.
LA CARTOLINA DI PRECETTO. Di Eugenio Caccetta VIII Battaglione 1^ Compagnia - Caserma Pico
Ero con la mia ragazza. Un tipetto tutto pepe, spiritosa come una bottiglia di vecchio whisky scozzese, in gamba come uno zoppo, intelligente quasi fosse la nipote di Einstein, un tipo gagliardo insomma.
- Dove andiamo a ballare?
- Faccio un salto a casa e andiamo.
- Sig. Caccetta, una cartolina per lei!
- Cara postdomani parto.
- Dove vai?
- A Lecce.
- Beh! un'amena cittadina; cosa ci vai a fare?
- Il milite!
Lunghe rotaie, vecchi ricordi, aspettativa di cose diverse.
COMINCIÒ COSÌ ... di Tullio Bucci - IX Battaglione, 4^ Compagnia - Caserma Trizio
Cominciò così; scendemmo dal treno con le nostre valigie, assonnati, stanchi, storditi. Nella nostra mente non ancora si era spenta l'eco delle ultime raccomandazioni della mamma e i consigli degli amici già vecchi della "Naia".
Eravamo lì impalati, smarriti, indecisi sul da farsi allorché ci accorgemmo che due persone, con un sorriso beffardo sulla bocca, ci stavano scrutando. Dall'uniforme che indossavano capimmo che erano dei militari, nostri "colleghi”; il che ci rinquorò un poco e, fiduciosi, ci avvicinammo. Spiegammo loro che eravamo degli A.U.C, e li pregammo di indicarci un albergo dove poter riposare. Essi si mostrarono ben lieti di poterci aiutare, anzi ci dissero di essere gli "couffeurs” dell'Hotel Trizio e felici di accompagnarci. Ci invitarono a salire sulla vettura messa a disposizione dall'Hotel per la sua clientela.
Partimmo, attraversammo strade addormentate e dopo poco tempo eccoci arrivati all'Hotel Trizio, È un enorme caseggiato ed ha l'aspetto più ... di una caserma che di un albergo. Entriamo e troviamo la "hall” deserta; data l'ora, la cosa è spiegabile! Le camere, invece, sono già tutte occupate e a stento riusciamo a trovare un letto, nonostante qualcuno, a nostra insaputa, si fosse premurato a fare le prenotazioni per noi.
Al mattino ci svegliamo con la musica e facciamo colazione al "Grill-rooone". Il trattamento, a dire il vero non è malvagio; l'Hotel è provvisto anche di docce e di magazzini con vasto assortimento di vestiario, naturalmente tutto spesato per il clienti. Sono previste pure escursioni e gite al mare, "safari" in località "Torre Veneri” e battute di caccia ... ai carri.
Il programma non è affatto spiacevole, nonostante molti preferiscano una vita più tranquilla e meno movimentata e non sopportino troppo gli insegnamenti che le "guide“ dell'Hotel ci propinano. Comunque, le "Guide" si adoperano (e questo bisogna darne atto) acché "il soggiorno” sia gradito a tutti, senza mai lesinare il loro aiuto, dando una mano a chi più ne ha bisogno.
Domenica 16: giorno della vestizione: Che taglia hai? numero di scarpe? prova questo, prendi queste camicie, questo è il tuo corredo da cucito, questo è il numero che identifica gli indumenti che mandi in lavanderia e devi metterlo su tutti i capi che ti sono stati consegnati. Hai capito? Il mio numero di identificazione è T59. Queste sono le mostrine, lo scudetto e le stellette per il cappotto e per i giubbini. Per ultimo mi consegnano quella che sarà la mia nuova pelle: tuta mimetica, scarpe anfibie, cinturone, fazzoletto rosso antipolvere (il colore rosso identifica i reparti di fanteria).
Dopo la vestizione mi danno uno scatolone dove ripongo i miei abiti civili che verranno spediti a casa.
La sveglia è alle 6,30, in 25 minuti devo lavarmi, fare la barba (tutti i giorni), vestirmi, fare il letto con materasso, coperte e lenzuola a forma di cubo. Mettere lo sgabello ai piedi del letto, prendere i libri e via per l’adunata. Tornerò in camerata alle ore 21 per lavarmi, fare il letto, rispondere presente al contrappello, svestirmi e coricarmi alle ore 22.

Lunedì 17 gennaio inaugurazione del corso allievi ufficiali e sottufficiali. Dopo il discorso del colonnello Slaviero comandante della scuola, sulla palazzina comando, ai lati della bandiera italiana vengono issati i vessilli blu del 42° corso A.U.C. e del 10° corso A.C.S.
18 gennaio. La consegna dell'arma. Alle 13.30 mi viene consegnato il FUCILE SEMIAUTOMATICO GARAND M1, baionetta e elmetto. Il Garand sarà la mia arma personale per tutta la durata del corso, devo ricordare il numero di matricola del fucile e della baionetta. Mi hanno detto che equivale alla fidanzata e che devo trattarlo ancor meglio.
Domani, 19 gennaio con altri due allievi del mio plotone sarò di corvé. Dovremo pulire e ordinare il cortile della caserma. Anche la pulizia delle camerate e affidata a noi allievi, dobbiamo scopare, pulire il pavimento e servizi igienici. A turno faremo il servizio mensa, la guardia alla caserma e il piantone di camerata. A rotazione, facciamo il servizio di vigilanza notturna in camerata. Con cinturone, baionetta e anfibi per 2 ore vigilo il sonno dei miei compagni. Fioche luci di lampadine rosse e blu illuminano le camerate permettendomi di controllare la situazione. L’atmosfera è tale che quasi- quasi mi sento un angelo protettore.
IL MIO FUCILE di Giuseppe Trupia - IX Battaglione, 4^ Compagnia Caserma Trizio
Alcuni giorni dopo l'inizio della mia vita militare mi diedero il fucile.
Quando me lo consegnarono, fui, in un certo senso, contento: era, in verità, la prima volta che avevo un'arma del genere fra le mani e mi sentii orgoglioso. Ma dovetti ricredermi quando iniziarono i miei primi guai e quando mi resi conto che la mia sposa, come scherzosamente la chiamo, molto spesso faceva i capricci ed aveva una strana tendenza a tradirmi. Da principio, quando vivevamo nell'intimità della Trizio, tutto andava bene. Ogni sera le facevo la toilette. Le flanellavo dolcemente la cassa, le lucidavo la tacca, le ungevo le parti più delicate, scovolavo l'anima e ... quando la vedevo tutta agghindata e pronta al riposo notturno ... le disarmavo il cane.
Poi incominciai a portarla fuori, a Torre Veneri, e d'allora la perdetti. Quando tornavamo. dopo una scampagnata durata tutto il giorno, non la riconoscevo più. Si rimpinzava di polvere, di fango, di acqua e, nella sua sadica ebbrezza, con la bocca nera, nella quale aveva infilato un "non ti scordar di me”, pareva mi dicesse: "forza! strofinami, sfregami, scovolami con tutte le tue energie”. Ed io, con le ossa rotte e gli occhi che mi si chiudevano, cercavo di soddisfarla. Ma, a volte, non ce la facevo e mi addormentavo.
Allora la perfida, quando vedeva passate il tenente, smaniava, sospirava fino a che lui... Lui la notava, la prendeva dolcemente nelle sue virili mani e ... ed io finivo in cella.
L'amavo. Ora, quando la vedo, mi sento ribollire e ... spero, fra non molto, di divorziare da lei.
A gennaio il tempo a Lecce è mite. Di norma le giornate sono tiepide e i petali bianchi delle margherite coprono l’erba verde delle aiuole circondate da piante sempre-verdi.
Sono due giorni che al mattino, la cerimonia dell’alza bandiera avviene sotto un violento temporale e pure la sera. Al momento della distribuzione della posta cominciano a cadere le prime gocce, il cielo buio di gennaio è illuminato dai lampi e pochi minuti dopo, all’ammaina bandiera piove a dirotto. E noi allievi, sull’attenti con il volto sferzato dall’acqua gelida, rimaniamo immobili come statue di marmo. Tutto è illuminato da riflettori con giochi di ombre e luci che rendono la cerimonia suggestiva. Alla nostra sinistra c’è il monumento dedicato agli ufficiali di complemento caduti in guerra con a lato due cannoni di medio calibro e di fronte, in alto, i due gagliardetti blu sventolano al soffio del vento gelido.
A cena, è venuto il comandante della caserma, il tenente-colonnello Grosso per assicurarsi che il vitto distribuito fosse di nostro gradimento.

La famosa e terribile puntura al petto è stata rinviata al giorno 29, causa la visita alla caserma del Generale di Brigata Barbaretti di Prun, comandante delle scuole A.U.C di Caserta e Lecce.

L’addestramento con un-due, un-due passooo, present-arma, pied-arm, attenti, riposo, salut-arm, fronte-destr ... l’abbiamo finito. Qualche miglioria e siamo pronti per la miglior sfilata.
Giorno dopo giorno la vita militare di fa più vera e sentita. Studiamo le armi da fuoco, il modo di combattere, la topografia, trasmissioni e il regolamento militare: apprendiamo anche l’uso dei mezzi corazzati. In programma c’è una lezione di guida con il mezzo di trasporto truppe e combattimento M 113.
Gli ufficiali istruttori della 5^ compagnia sono: Il capitano Salvatore Merlino, il tenete Arturo Martello, il tenente Adriano Blandi, il sottotente Paolo Etna. Giochiamo con i loro cognomi creando una filastrocca che fa:
il mago MERLINO, batte BLANDI colpi di MARTELLO sul monte ETNA. Tra i nostri istruttori c’è anche il tenente Simone Baio che insegna L.C.B. (Lavori sul Campo di Battaglia) così il nuovo argomento di studio diventa LAVORI sul CULO di BAIO.
Ingenui: qualche settimana e sarebbe stato il tenente Baio a farci il culo.
Programma del corso. Nella bacheca della compagnia viene affisso un foglio con le date più significative che scandiranno il nostro servizio militare:
il 27 febbraio: giuramento,
il 16 aprile: nomina a caporale,
il 18 giugno: nomina a caporale maggiore,
il 20 giugno trasferimento al corpo,
il 20 novembre nomina a sergente
(e il congedo? lo hanno dimenticato).
Il tenetecolonnello Grosso ci informa che i migliori del corso avranno l’opportunità di scegliere il trasferimento in una località a loro piacere, purché fuori dal loro presidio di appartenenza.
NEL REGNO DI CARON BAIO. di Giuliano Vanoni. 4^ Compagnia - Caserma Trizio
Egli con una punta di sadismo si fa incontro per condurci a visitare le "Sue Buche” Tuttavia è preso da una leggera sfiducia nei nostri confronti e prima di introdurci "nella celestiale visione” vuole accertare che i visitatori ne siano degni.
Un'interrogazione generale, qualche deficienza e poi la visita ai sacri meandri. Una scivolata, una frana. Ira furente di Caron Baio.
Me stesso in una classica immagine con il fucile Garand M1,
baionetta, anfibi, tuta mimetica e cinturone.
Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri - Caserma trizio lecce fucile gararand M1 m.a.b. moschetto automatico beretta fucile automatico b.a.r. fucile automatico bm59 f.a.l. mitragliatrice browing 12,7 (0.50) mitragliatrice m.g. 42/59 pistola beretta calibro 9 corto modello 34 poligono di tiro torre veneri -
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14 gennaio/19 giugno 1966, Caserma Trizio Lecce
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